Se qualcuno fra noi sei sconsiderati
che qualche mese fa ci siamo buttati
in questa cosa non lo sta pensando
alzi la mano. Na
decidere e da condividere, le
arrabbiature, gli scazzi?? Nooo, il
masochismo è arrivato al punto di
aggiungerci anche uno,
impossibile. Negli infiniti minuti
passati dietro il paravento nero che
ci separa dal pubblico questo
pensiero lo facciamo tutti: ma chi
diavolo ce l’ha fatto fare? Non
bastavano il freddo ai banchetti, le
riunioni tutte le sere, le mille
cose da organizzare, do spettacolo
teatrale, senza aver mai recitato, e
senza aver mai neppure ipotizzato
una qualsivoglia predisposizione in
materia. Ma chi cazzo ce l’ha fatto
fare??? Eppure adesso siamo qui,
dall’altra parte ci sono 70 persone
incuriosite, e per la miseria
qualcosa bisogna tirar fuori. E se
ci dimentichiamo tutto? E se viene
l’amnesia da panico? Ecco, si
spengono le luci. Ma chi ce l’ha...
Vabbeh, siamo qui, se va male questi
domani avranno qualcosa di cui
ridere. E il circolo dovrà pure
cercarsi un’altra segretaria, perché
io andrò a far politica a Cocuzzo di
Sotto, dove almeno non mi conoscono.
Vai, si comincia. Che strano, la
partenza è quasi buona: ci
ascoltano, sembrano partecipare alle
nostre storie, che poi tanto storie
non sono, perché sono cose che
abbiamo vissuto, sono le nostre
resistenze di tutti i giorni. E il
pubblico sembra capirlo, è
sorprendente. La vita da precario,
le lotte a fianco dei rom, il lavoro
con minorenni difficili, la
battaglia contro i sacchetti di
plastica, le paure di una mamma
barricadera e quelle di un’altra che
si confronta con la burocrazia....
Le persone sono attente, forse
persino si ritrovano nei racconti.
Resistere oggi.
E poi, sul palco, la Resistenza di
70 anni fa: più dura, più rischiosa,
più sanguinosa, ma con un nemico
riconoscibile da combattere...
Incredibile, è già finita: la gente
applaude, si complimenta. Nessun
incidente, nessun inceppamento,
qualcuno dice, esagerando, che
sembravamo attori sul serio.
D’accordo, forse non era proprio
così, ma ci siamo divertiti, e la
gente pare soddisfatta.
Rimetto nella borsa la bandiera
rossa da mamma militante. Vuoi
vedere che anche questo è fare
politica?
ALTRO GRAN
SUCCESSO DELL'INIZIATIVA ARANCIAMETALMECCANICA
L’appuntamento è alle
9.30. E’ domenica, fa un
freddo becco, ma ci
vuole altro per
scoraggiarci.
Non ci riesce nemmeno il
Comune, che come al
solito ci ha negato lo
spazio in Piazza San
Magno: è ovviamente una
coincidenza - che
diamine, non siamo così
maligni - ma quando
facciamo domanda noi c’è
sempre il cavillo bell’e
pronto in base al quale
relegarci in aree più
decentrate, naturalmente
sempre dietro pagamento
della tassa di quasi 30
euro che la nostra
originale
amministrazione adesso
prevede per ogni
occupazione di suolo
pubblico, fosse anche
che il banchetto lo
facessimo in mezzo alla
rotonda più trafficata
della città (acc, gli ho
fornito l’idea, mi sa
che la prossima volta lo
spazio ce lo danno lì).
E a smorzare
l’entusiasmo non
contribuisce neanche il
vetero gazebo che alcune
anime buone ci hanno
prestato (il nostro –
quasi tecnologico con
apertura ad ombrello -
ce l’ha distrutto il
vento, e per quello
nuovo stiamo
aspettando... i saldi):
montaggio con
istruzioni, raccordo 1
con tubo 1, che si
unisce al tubo 2 con
molletta, che si infila
nel tubo 1 bis...ma
dov'è il tubo 2???
Vabbeh, in qualche modo
alla fine l’infernale
aggeggio è issato ed
ecco la materia prima:
arance biologiche appena
arrivate dalla Sicilia,
un’infinità di retine
che dobbiamo a tutti i
costi cercare di
distribuire, o dovremo
vivere di spremute fino
all’Epifania.
Per fortuna siamo
davvero in tanti: come
sempre i compagni hanno
risposto alla grande. La
gente a piedi, in questo
punto di passaggio
soprattutto
automobilistico, non è
moltissima, e occorre
fermare le persone una
per una, spiegare perché
mai siamo lì con tutte
quelle arance, parlare
della lotta che in quel
di Pioltello i
lavoratori delle
cooperative
dell’Esselunga stanno
portando avanti contro
lo sfruttamento e i
licenziamenti. Per
fortuna un compagno è
riuscito a parcheggiare
vicino e con l’autoradio
ci garantisce un po’ di
accompagnamento
musicale: ci annunciamo
a chi passa con le
bandiere rosse e con
Bella ciao. Non male.
L’accoglienza è subito
buona: la gente si
ferma, si informa, ci
sorride (beh, non
proprio tutti, dai: c’è
ad esempio
un consigliere
comunale che appena ci
luma si inventa una
miracolosa accelerata
olimpionica pur di non
salutarci...) e alla
fine mette mano al
portafoglio.
Una cassetta vuota, poi
due, poi tre... E’ anche
spuntato un bel sole, e
per gli improvvidi che
non hanno portato i
guanti è un miracolo:
che si tratti del sol
dell’avvenir? Chissà.
Comunque alla una sono
rimaste solo due o tre
retine, alla faccia
della posizione
disgraziata, delle
tasse... e degli
olimpionici.
Grande soddisfazione, i
lavoratori di Pioltello
avranno il nostro
contributo.
E noi, che insieme
abbiamo trascorso la
mattina battendo i
piedi, parlando con la
gente, vivendo la nostra
militanza nel modo che
preferiamo, smontiamo
tutto e torniamo a casa.
Il
nostro Circolo aveva già aderito alla
manifestazione di sabato 10 dicembre e vi invita a leggere quanto segue per approfondire e
conoscere la lotta di questi lavoratori.
Lettera aperta degli operai delle
cooperative dei
magazzini ESSELUNGA
“IL
MAGO DI ESSELUNGA” utilizza cooperative che sfruttano i lavoratori!
Noi lavoratori del
CONSORZIO SAFRA, in appalto con mansioni di
movimentazione merci presso i magazzini ESSELUNGA di
Pioltello, siamo in lotta per rivendicare i nostri
diritti e contrastare lo sfruttamento e l’arroganza
padronale a cui siamo sottoposti.
Per questo ci siamo
uniti ed organizzati e per questo il consorzio SAFRA,
vuole licenziare 15 nostri compagni, con l'intento di
indebolirci e ricondurci al silenzio.
ESSELUNGA non vuole
lavoratori organizzati e sindacalizzati che scioperano e
lottano nei propri magazzini e vorrebbe buttarci fuori,
dopo che per anni ci ha spremuto come limoni.
Calpestati
nella nostra dignità, sfruttati come animali, truffati
sulle buste paga.
ORA BASTA!
Noi operai stiamo lottando per:
*
IL REINTEGRO IMMEDIATO DEI LAVORATORI SOSPESI
*
LA CANCELLAZIONE DEI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI CONTRO
CHI HA SCIOPERATO
*
L'ALLONTANAMENTO DEI CAPI-REPARTO CHE NON RISPETTANO GLI
OPERAI
*
L'APPLICAZIONE ED IL RISPETTO DEL CONTRATTO NAZIONALE
*
IL RISPETTO DELLE NORME DI SICUREZZA IN PARTICOLARE SUI
CARICHI DI LAVORO
*
UNA INDENNITA’ MENSA PER TUTTI GLI OPERAI
In queste settimane,
sconfiggendo la paura, abbiamo dimostrato che è
possibile organizzarsi e lottare.
Adesso ci serve il tuo sostegno. Ci occorre il tuo
aiuto.
Occorre che altri
operai, altri cittadini, facciano sentire la loro voce
ad ESSELUNGA.
Siamo in maggior parte
lavoratori stranieri, costretti il più delle volte ad
accettare condizioni di estremo sfruttamento pur di
avere un regolare contratto di lavoro che ci permette di
rinnovare il permesso di soggiorno, senza il quale
rischiamo la detenzione e l'espulsione.
Renderci schiavi e
sottopagati è funzionale per aggredire i diritti e le
condizioni salariali di tutti i lavoratori, anche
italiani.
Sostenere la nostra lotta significa sostenere la
DIGNITA’ di tutti
i
lavoratori ed il diritto ad una esistenza migliore.
Non consentiremo nessuno
scippo del risultato del Referendum
A
giugno 27 milioni di donne e di uomini si sono espresse/i in
maniera netta contro la privatizzazione dell’acqua e per una
scelta forte nel senso della ripubblicizzazione.
Oggi, a distanza di
cinque mesi da quelle splendide giornate, si sta tentando un
volgare scippo del risultato. Un vero e proprio furto di
democrazia.
- Enti locali e SpA di
gestione proseguono come se nulla fosse accaduto
- La legge di iniziativa
popolare per la ripubblicazione dell’acqua è ferma nelle
commissioni parlamentari.
- In estate il governo
Berlusconi aveva rispolverato le privatizzazioni. Adesso la
Commissione europea e la Bce pensano a riforme nel settore
idrico, "malgrado il referendum".
Unica eccezione, in
questo contesto pieno di operazioni antidemocratiche e
incostituzionali, il comune di Napoli che ha puntato sin da
subito sulla ripubblicizzazione del servizio idrico,
dimostrando che si può fare e si può fare presto ovunque.
La straordinaria vittoria
referendaria deve essere rispettata.
Occorre subito:
• DARE SEGUITO ALL’ESITO
DEL REFERENDUM.
• ELIMINARE I PROFITTI
GARANTITI DALLE TARIFFE.
Dalla crisi si esce con
scelte nette e alternative alla mercificazione dei beni
comuni ed al dominio della finanza, perché prima di ogni
altra cosa ci siano la vita ed i diritti umani, non i
profitti e le rendite.
La
manovra varata dal governo Berlusconi con la BCE
impoverisce il paese e demolisce la democrazia.
La manovra all’articolo
8 traduce in legge le
richieste della FIAT di demolire il contratto nazionale e l’intero diritto del lavoro, a
partire dallo Statuto dei
Lavoratori e dall’articolo
18.
La previsione che gli accordi aziendali deroghino non
solo al contratto nazionale ma anche alle leggi è
eversiva e di una gravità senza precedenti.
La manovra vuole
obbligare a privatizzare servizi pubblici
in contrasto con i referendum.
Taglia pesantemente enti
locali e regioni con un
nuovo attacco a servizi sociali, sanità, trasporti e
forti aumenti di ticket e
tariffe. Si attaccano ancora
i lavoratori pubblici:
dopo il blocco della contrattazione e delle assunzioni,
si sequestra il TFR per due anni. Si attacca ancora la
scuola pubblica.
Il taglio di 40
miliardi alle agevolazioni fiscali nel triennio, colpirà il lavoro dipendente,
le famiglie con figli, le spese per istruzioni e sanità.
Si progettano tagli per invalidità, indennità di
accompagnamento, reversibilità. Si colpiscono ancora le
donne aumentando l’età di pensionamento.
L’aumento dell’Iva colpisce i redditi più bassi, fa
crescere l’inflazione e deprime i consumi.
La manovra prevede la modifica della
Costituzione per rendere obbligatorie quelle politiche
neoliberiste che hanno determinato la crisi e la
speculazione.
La manovra è ingiusta
Non si toccano i ricchi - quel 10%
della popolazione che possiede la metà della ricchezza
italiana - così come non si combatte seriamente
l’evasione fiscale. Pagano i soliti, la maggioranza
della popolazione.
La manovra non combatte la
speculazione
Per bloccare la speculazione - fatta
da banche e finanziarie - occorre mettere regole ai
mercati finanziari, impedire la vendita allo scoperto
dei titoli e obbligare la Banca Centrale Europea a
comprare direttamente i titoli di stato, come fanno le
Banche Centrali degli USA, del Giappone, della Gran
Bretagna. Nulla di tutto questo è nella manovra.
La manovra non serve contro la crisi
La manovra riduce il potere d’acquisto
della maggioranza del popolo italiano e questo
determinerà ulteriore recessione economica e
licenziamenti.
A cosa e a chi serve la manovra?
La manovra serve a garantire i
privilegi del 10% più ricco della popolazione, i
profitti delle Banche, a lasciare mano libera ai padroni
nei confronti dei lavoratori. E’ una manovra dei ricchi
contro la maggioranza della popolazione che è chiamata a
pagare il conto.
Occorre ribellarsi prima che sia
troppo tardi. Occorre una politica alternativa.
Per difendere i diritti dei
lavoratori e lo stato sociale, redistribuire la
ricchezza, creare nuova occupazione, proponiamo una
politica economica rovesciata, a partire da:
• Tassa sui grandi patrimoni al di
sopra del milione di euro;
• Lotta all’evasione fiscale anche
con una sovratassa sui capitali che hanno usato lo scudo
fiscale;
• Dimezzare gli stipendi delle caste
e mettere un tetto agli stipendi dei manager;
• Dimezzare le spese militari e
smettere subito la guerra in Afghanistan e Libia;
• Le aziende che delocalizzano devono
restituire i finanziamenti pubblici;
• Blocco delle grandi opere inutili
come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto e
uso di quelle risorse per un grande piano di risparmio
energetico, sviluppo delle fonti rinnovabili, riassetto
del territorio.
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un
villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi
passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni
asino che gli sarebbe stato offerto.
I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il
prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a
casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.
L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì
150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero
i propri animali.
Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano
ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che
avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e
se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge che aveva
appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con
l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una.
Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €,
la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio
acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li
avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la
banca.
Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in
vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e
tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini
senza valore e debiti fino a sopra i capelli.
Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per
rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato.
Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro
precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco,
spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe
stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso
immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare
i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i
propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era,
guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria,
non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne
quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere
immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere
declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il
Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi
risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun
modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti
decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole,
per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ...
Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati
tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al
contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare
questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si
scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli
e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata
con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli
Mercato.
Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la
campagna elettorale del sindaco uscente.
Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa
fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete?
Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti
nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi
Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli
indignati) ... e fate circolare questa storiella....
Come
circolo legnanese del Partito della Rifondazione
Comunista – Federazione della Sinistra desideriamo
esprimere tutta la nostra soddisfazione per gli esiti
dei ballottaggi amministrativi di ieri, che coronano nel
migliore dei modi il più che incoraggiante risultato
ottenuto al primo turno dalla Federazione della Sinistra
nonostante il completo oscuramento subito da tutti i
media.
I
risultati di Milano, Napoli e delle altre città
confermano in modo inequivocabile la voglia di
cambiamento del Paese, che ormai non ne può più della
politica di insulti, calunnie, spot, bunga bunga e
offese al buon senso incarnata da Silvio Berlusconi.
Allo
stesso tempo gli esiti elettorali hanno confermato che
il popolo della sinistra vuole chiarezza, che non
tollera più gli inciuci, e che riprende la voglia di
scegliere e di schierarsi quando gli si propongono
candidati che esprimono senza ambiguità i suoi ideali e
i suoi valori.
I
candidati scelti nel chiuso delle stanze dei partiti,
mediante tavoli e incontri riservati agli addetti ai
lavori e attraverso alchimie politiche impossibili da
comprendere per la gente hanno ormai fatto il loro
tempo.
In
forza di queste convinzioni esprimiamo più che mai la
certezza che anche a Legnano una nuova stagione è
possibile, e che questa domanda di rinnovamento può
trovare risposta nella scelta di Giuseppe Marazzini di
candidarsi a sindaco di Legnano per le amministrative
del prossimo anno.
Il
vento ha ripreso a soffiare, anche nella nostra città.
Come
circolo legnanese del Partito della Rifondazione
Comunista - Federazione della Sinistra desideriamo
esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà agli
oltre 2.500 lavoratori di Sestri Ponente e Castellammare
di Stabia di cui il piano di Fincantieri prevede il
licenziamento.
La
decisione di Fincantieri, azienda pubblica, rispecchia
in pieno la deleteria filosofia “usa e getta” di certa
imprenditoria italiana, che sfrutta e precarizza la
manodopera quando ne ha bisogno e se ne libera non
appena essa non risponde più alle proprie logiche di
profitto.
Il
silenzio del governo sulla vicenda e la reazione di ieri
alla protesta dei lavoratori di
Genova e Castellammare dimostrano inoltre quanto poco
credibile sia il tanto sbandierato (a fini elettorali)
“moderatismo” di questa destra, che a chi cerca di
difendere il proprio posto di lavoro non sa dare altra
risposta che il manganello.
Come
forza politica non smetteremo di opporci a una politica
che crede di contrastare lo stato comatoso
dell’industria italiana esclusivamente con tagli ai
posti di lavoro e con provvedimenti presi sulla pelle
dei più deboli, gli stessi che già hanno pagato il
prezzo più alto della crisi economica.
I
2.500 lavoratori di Fincantieri non possono e non devono
essere le ennesime vittime di scelte inaccettabili. Per
questo siamo e saremo con loro e con le loro lotte.
Il Partito della Rifondazione
Comunista – Federazione della Sinistra di Legnano
esprime tutta la propria tristezza per il barbaro
assassinio di Vittorio Arrigoni, infaticabile operatore
di pace e strenuo difensore dei diritti del popolo
palestinese.
«Bisogna restare umani» ha detto
Vittorio in una delle ultime interviste rilasciate a
Gaza: chi l’ha colpito così vigliaccamente ha
dimenticato la propria natura umana, ed è difficile non
pensare che attraverso lui abbia voluto colpire le
idee di pace, di giustizia e di solidarietà verso gli
ultimi del mondo per le quali si è sempre battuto.
Ci auguriamo che il suo assassinio
non venga in fretta archiviato come “naturale”
conseguenza della violenza che insanguina quell’angolo
di Palestina, e che ci sia chi abbia il coraggio e la
volontà di accertare autori e mandanti di un atto così
inspiegabile.
Nell’esprimere la più affettuosa
solidarietà alla famiglia di Vittorio Arrigoni, rendiamo
omaggio a chi come lui ogni giorno rischia la vita per
affermare il diritto alla pace per ogni popolo della
terra: ci vuole molto più coraggio a stare dietro ad una
bandiera dell’arcobaleno che a prendere di mira
obbiettivi dalla carlinga di un aereo.
Il
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della
Sinistra di Legnano desidera esprimere la propria
soddisfazione per l’esito del processo che a Torino ha
visto la condanna a 16 anni di reclusione per omicidio
volontario dell’amministratore delegato della
Thyssenkrupp e quella a 13 anni di altri dirigenti per
l’immane rogo che nel 2007 provocò la morte dopo atroci
sofferenze di 7 operai dell’azienda.
La
sentenza ha riconosciuto la piena responsabilità dei
dirigenti della Thyssen, che deliberatamente ignorarono
la situazione di estremo pericolo presente all’interno
degli impianti per evitare che la produzione subisse
ritardi od ostacoli. Gli interessi e il profitto
dell’azienda vennero deliberatamente anteposti alla vita
e alla sicurezza dei lavoratori.. Il giudice ha
stabilito che questa scelta è da configurarsi come
deliberato omicidio.
Auspichiamo che la pronuncia del tribunale di Torino
rappresenti un monito non ignorabile per quanti fra gli
imprenditori ancora perseguono la stessa aberrante
logica dei dirigenti della Thyssen, e che essa offra
l’occasione al Parlamento per rivedere e correggere
quelle leggi introdotte dal governo Berlusconi , quali
la modifica al Testo Unico sulla sicurezza (legge 81) ed
il Collegato Lavoro (legge 30), che in modo
sconsiderato peggiorano le condizioni di lavoro e
limitano diritti e tutele.
Leggi
ancora più incomprensibili se si considera lo spaventoso
tributo che la classe lavoratrice di questo Paese paga
ogni giorno, quasi sempre nel totale silenzio dei grandi
mezzi d’informazione, per i quali gli omicidi sul lavoro
sono al massimo meritevoli di un distratto trafiletto.
Una
sentenza non potrà restituire alle famiglie degli operai
di Torino i loro cari, né potrà sanare le ferite di chi
porterà indelebili per tutta la vita le conseguenze del
criminale comportamento dei responsabili della Thyssen:
che almeno essa eviti il ripetersi di queste tragedie.
MAI PIÙ!
Da
tempo denunciamo l’oscuramento che la Federazione della Sinistra e i
soggetti che la compongono subiscono da parte della RAI e del
sistema dell’informazione in generale.
L’oscuramento riguarda sia la nostra partecipazione ad eventi,
manifestazioni pubbliche, sia le posizioni che esprimiamo sulle
diverse questioni politiche e sociali.
L’oscuramento operato nei nostri confronti, il bavaglio messo alla
nostra politica ad opera del sistema dell’informazione merita una
risposta politica ed organizzata, a questo fine prevediamo
un’iniziativa pubblica da svolgersi in tutte le regioni.
L’iniziativa in questione prevede
la presenza in
contemporanea davanti alle sedi RAI mercoledì 13 aprile
alle ore 16.00, con nostri presìdi.
Chiederemo sempre nella stessa data e attorno all’ora
dei presidi l’incontro con il presidente della RAI Paolo
Galimberti, a cui parteciperanno, il Portavoce Massimo
Rossi unitamente a Paolo Ferrero , Oliviero Diliberto,
Cesare Salvi e Gianpaolo Patta.
Ai
presìdi, ed in particolare a quello che faremo a Roma a
Saxa Rubra, confezioneremo “pacchi dono” contenenti
l’elenco di 10 buoni motivi perché la Federazione sia
presente nell’informazione, e lettere personalizzate ai
conduttori dei diversi talk show, in cui nel sostenere
la stampa libera e senza bavaglio chiediamo che il
“bavaglio” lo tolgano anche a noi.
Dal
momento che il segretario legnanese della Lega Nord
nelle proprie riflessioni sui fatti di Libia ci fa
l’”onore” di citare la sinistra radicale, quasi
sottintendendone una comunanza con il suo partito
nel giudicare gli eventi di questi giorni, ci sembra
indispensabile fare alcune precisazioni.
Diamo innanzi tutto atto alla Lega di avere messo
per iscritto alcune “scomode” verità che i suoi
peraltro mai rinnegati alleati si ostinano a celare
dietro la scusa della “guerra umanitaria”, in primo
luogo gli interessi economici che sono l’unico
autentico motore del conflitto.
Detto ciò, ci permettiamo di manifestare un certo
stupore di fronte al termine “tiranno” usato per
Gheddafi: non si tratta forse dello stesso squallido
personaggio a cui il governo di questo paese
(governo di cui la Lega ci risulta faccia parte)
solo poco tempo fa tributava baciamano, onori ed
escort (specialità della casa...), coprendoci di
ridicolo agli occhi del mondo intero?
Com’è che la Lega, insieme alle altre forze
politiche pronte a difendere ogni “originale”
posizione di politica estera del premier, coglie
solo ora la dimensione tirannica del regime di
Tripoli?
Apprendiamo poi un dettaglio non da poco:
l’intervento italiano in Libia non è affatto, come
qualche comunista tendenzioso potrebbe pensare,
frutto della decisione presa dal governo e dal suo
Premier: no, Berlusconi era contrario, è stata solo
la debolezza dovuta ai molteplici attacchi a cui è
sottoposto (lo sappiamo, i giudici non lo lasciano
lavorare...) a farlo cedere, in realtà la guerra in
atto è colpa della “classe dirigente” italiana, di
cui evidentemente il cavaliere di Arcore e i suoi
ministri non fanno parte!
Anche sulla storia impariamo insospettabili verità.
La prima: l’8 settembre non è stato l’inizio, come
noi credevamo, della riscossa nazionale, di quella
guerra di Liberazione che avrebbe restituito
all’Italia la sua dignità, e la vergogna non è
rappresentata dalla fuga ignominiosa dei Savoia, no,
quello di cui pare ci si debba vergognare è il
tradimento dell’alleato tedesco, cui il regime
fascista aveva giurato fedeltà imperitura!!!
Il regime fascista, già: quello a cui il
rappresentante della Lega non fa alcun cenno nella
sua lettera, quasi che il nazionalismo, che egli
riconosce con ragione fra le principali cause dei
conflitti mondiali, non sia stato uno dei cardini su
cui si mosse la politica mussoliniana per tutto il
ventennio, rappresentando anche il nerbo delle sue
scellerate avventure coloniali...
Questa originale declinazione della storia ci fa
sorgere un dubbio: che l’attacco al “nazionalismo”
non sia che il pretesto per attaccare “la
nazionalità” in nome del solito ritrito e ormai
logoro mito della Padania.
Il che, unito a un pacifismo di facciata (che va
sempre bene per l’elettorato, salvo poi smentirlo
nei fatti) e alla preoccupazione (questa sì sincera)
che la guerra porti maree di profughi sulle nostre
coste, spiega l’attuale posizione della Lega nord.
Il ministro Calderoli ancora oggi chiede di
schierare le navi della forza internazionale per
bloccare le barche dei migranti: questa è l’unica
proposta di matrice leghista che abbiamo sentito
finora... e meno male che per adesso non si chiede
di dar fiato ai cannoni delle suddette navi per
bloccare l’orda musulmana!
Detto tutto questo, ci sentiamo di rassicurare la
Lega: il nostro pacifismo, così come la nostra
visione della storia, non hanno nulla a che fare con
i suoi.
Come PRC – Federazione della Sinistra legnanese
rifiutiamo la logica di questa guerra come abbiamo
sempre rifiutato quella di ogni intervento armato
imperialista spacciato per necessità umanitaria,
convinti, come siamo, che il rispetto dei diritti
umani non si possa ottenere con le bombe. Per tale
motivo DOMENICA 27 MARZO AL MATTINO SAREMO IN PIAZZA
SAN MAGNO CON LE BANDIERE DELLA PACE, ed invitiamo
ad essere con noi tutti coloro che non sono disposti
a piegarsi alle dinamiche che stanno dietro
l’attuale conflitto e che, lo registriamo con grande
rammarico, hanno conquistato anche gran parte del
centrosinistra.
Per chiudere ci permettiamo di dare un consiglio al
sig.
Del Pra: lasci perdere il 25 aprile, ci risparmi la
tristezza di sentirlo definire da lui «una data
ormai lontana e dimenticata»: detto dal
rappresentante di un partito che si scorda di
metterlo fra le ricorrenze nazionali (vedi il caso
Veneto) e che laddove governa non perde occasione
per denigrare, offendere o dare una lettura
revisionista di quella giornata, è davvero troppo!
Partito della Rifondazione Comunista
Federazione della Sinistra legnanese
Domenica
27 febbraio ore 15.30 il Circolone è strapieno! In attesa di Don Gallo apre la giornata
Renato Franchi che con l'orchestrina fa
cantare la platea. Si passa al cuore della giornata, al lavoro e ne
parliamo con Luciano Muhlbauer, la si
amplia e l'ora vola via in fretta e la sala, già colma
si riempie ancor di più. Le persone assiepate non
mostrano alcun segno di debolezza, anzi...
...con
l'ingresso di Don Gallo l'atmosfera si scalda ancora di
più. La chiaccherata di Don Gallo spazia e si prolunga
per oltre un'ora senza interruzioni se non per gli
applausi scroscianti e alla fine ancora musica, ma
prima, tutti a intonare Bella Ciao con Don Gallo che
canta con tutta la platea accompagnato dall'orchestrina
e da Renato Franchi.
Don Gallo
firma libri, la gente si accalca al bancone soddisfatta
mentre iniziano il concerto i Just Peanuts che
chiuderanno il lungo ed entusiasmante pomeriggio. SEMPRE
IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA
E’ con grande soddisfazione che la
Federazione della Sinistra del Legnanese e il
Coordinamento Lavoratori Alto Milanese comunicano la
nuova, eccezionale riuscita dell’iniziativa ARANCIA
METALMECCANICA.
Lo scorso 22 gennaio sono stati
distribuiti nei comuni di Parabiago, Nerviano e Cerro
Maggiore circa 350 CHILOGRAMMI DI ARANCE, il cui
ricavato, oltre a premiare l'impegno dei produttori
siciliani che operano su terre sequestrate alla mafia, è
andato a favore dei lavoratori della Corena di Nerviano,
che da oltre un mese occupano l’azienda. L’importo della
distribuzione è stato loro consegnato il 31 gennaio.
In un periodo in cui l’immagine e
le parole tendono purtroppo a prevalere sui fatti, la
Federazione della Sinistra e il Coordinamento Lavoratori
Alto Milanese sono orgogliosi di rivendicare il loro
essere "dentro" le lotte e a fianco di chi ogni giorno è
costretto a battersi per difendere lavoro, diritti e
dignità.
Questo è l’impegno che intendiamo
mantenere anche per il futuro.
PRC – PDCI Federazione della
Sinistra del Legnanese
Coordinamento Lavoratori Alto
Milanese
Sabato 22 gennaio
L'impegno
dei compagni di PRC e Coordinamento lavoratori Alto
Milanese ha dato vita all'iniziativa di Arancia
Metalmeccanica: 140 retine di
arance vendute a favore dei lavoratori della Corena in
lotta, poi, uniti in manifestazione. Pieno sostegno ai
lavoratori che da 26 giorni occupano l'azienda. Alle
parole noi preferiamo i fatti.
Con un atto di straordinario
coraggio una grande parte degli operai di Mirafiori ha
saputo dire no ai ricatti e alle intimidazioni di
Marchionne e dei suoi sostenitori.
Per l’amministratore delegato della
FIAT, che ottiene il passaggio dell’accordo solo grazie
al voto di impiegati e capi, si tratta di una durissima
sconfitta morale e politica, vanamente mascherata dai
toni vittoriosi usati in queste ore.
La Federazione della Sinistra del
Legnanese desidera esprimere il suo grazie agli operai
dell’azienda torinese, che posti di fronte alla minaccia
di perdere il lavoro e nonostante la campagna contraria
scatenata da gran parte dei mezzi d’informazione, hanno
scelto di mettere al primo posto la propria dignità e i
propri diritti.
La FdS legnanese esprime altresì la
sua vicinanza alla FIOM, che, attaccata e denigrata da
svariati fronti (e con un’opposizione parlamentare per
lo più priva della volontà o della capacità di decidere
da che parte stare, quando non apertamente schierata con
Marchionne), ha saputo mantenere ferma la propria scelta
a difesa dei lavoratori e contro chi usa la crisi come
meschina giustificazione per cancellare le loro libertà
e i loro diritti.
La Federazione della Sinistra sarà
a fianco della FIOM nello sciopero del 28 gennaio, ed
auspica che questa giornata venga trasformata in un
momento generale di protesta di tutte le categorie dei
lavoratori contro chi conosce e usa il ricatto come
unico strumento di confronto sociale.
PRC – PDCI – Federazione della
Sinistra del Legnanese
La Federazione della Sinistra del
Legnanese esprime la propria solidarietà e vicinanza al
Centro sociale SOS Fornace di Rho, sgombrato ieri dalla
forza pubblica.
L’ingiustificato intervento,
disposto contro una realtà fra le più attive nel
territorio per il suo lavoro sociale a favore dei
giovani, per l’impegno a difesa dei più deboli e come
voce critica e di denuncia, rappresenta l’ennesima
conferma di un clima sempre più pericoloso, nel quale
non si contano più gli attacchi a chi osa esprimere
posizioni in contrasto con quelle di una destra ogni
giorno più intollerante e aggressiva, soprattutto se
toccata nei propri interessi.
La Federazione della Sinistra
Legnanese ritiene inaccettabile che simili atti di forza
siano l’unica risposta a chi con fatica lavora
quotidianamente per animare spazi di aggregazione
sociale e di confronto, nell’indifferenza, nell’assenza
quando non addirittura nell’ostilità delle Istituzioni,
che tali spazi dovrebbero invece garantire.
Auspica quindi che si ponga rimedio
a questa scellerata decisione, garantendo ad SOS Fornace
una sede idonea e libera nella quale svolgere la sua
preziosissima attività.
GRANDE SUCCESSO DI ARANCIA METALMECCANICA. 180 chili di arance distribuite, neppure un grammo avanzato. Valeva la pena di prendere freddo!!! Grazie a tutti i compagni che hanno lavorato... e grazie agli acquirenti!
A TUTTE LE CITTADINE E I CITTADINI
DI MILANO CHE SI RICONOSCONO NEI VALORI DELLA
COSTITUZIONE REPUBBLICANA NATA DALLA LOTTA DI RESISTENZA
PER LIBERARE IL NOSTRO PAESE DALLA DITTATURA
NAZI-FASCISTA
Abbiamo appreso la notizia dell’apertura in Corso Buenos
Aires a Milano di una sede di Forza Nuova, in un locale
di proprietà dell’Amministrazione Comunale di Milano.
Come
ben sapete, Forza Nuova, è una organizzazione di stampo
neo-fascista.
Tale
notizia lascia tutti noi, cittadini democratici e
antifascisti, sgomenti e preoccupati per la gravità e la
portata di tale iniziativa che si colloca a ridosso
della commemorazione dell’eccidio di Piazza Fontana.
Ancora una volta si prova ad infangare la memoria di
Milano città medaglia d’Oro della Resistenza
autorizzando e riconoscendo spazi organizzativi e
politici a forze che hanno sempre osteggiato la
democrazia e la nostra Repubblica nata dalla Resistenza
antifascista.
Noi
non intendiamo assistere a questo scempio.
Noi
non possiamo e non vogliamo stare fermi; non si può non
vedere in questo gesto di Forza Nuova una provocazione
politica che rischia di alimentare tensioni di cui
francamente la nostra città e la nostra democrazia non
ne ha bisogno.
Per
questo chiediamo a tutti coloro che intendono opporsi in
tutti i modi e in tutte le forme democratiche, e nel
rispetto delle nostre leggi, di sostenere queste nostre
ragioni!
Chiediamo al Comune di Milano, alla Questura ed alla
Prefettura, un intervento immediato per impedire
l’apertura della sede di Forza Nuova.
A
sostegno delle nostre richieste viene indetta una
manifestazione cittadina per il giorno
La
strage di piazza Fontana, con la morte di 17 persone
inermi e il ferimento di quasi un centinaio, fu
provocata da una bomba collocata dal gruppo fascista di
Ordine nuovo all’interno della Banca nazionale
dell’agricoltura, con la copertura di apparati dello
Stato. L'intento era di creare nel Paese un clima di
terrore per bloccare, attraverso la repressione
poliziesca ed il restringimento delle libertà
democratiche, le lotte operaie e studentesche che
stavano scuotendo dalle fondamenta la società.
A sancire questa verità le ultime sentenze degli stessi
tribunali che hanno riaffermato la matrice
dell’attentato, nonché le responsabilità di Franco Freda
e Giovanni Ventura, due degli stragisti fascisti.
Ribadirlo significa testimoniare quella verità che si
vorrebbe oggi oscurare in nome di una generica condanna
al terrorismo. Con essa nascondere anche le tragiche
circostanze della morte di Giuseppe Pinelli, la
diciottesima vittima innocente di piazza Fontana, che
precipitò da una finestra del quarto piano della
Questura milanese, non certo per un “malore attivo”,
quando si cercava di attribuire a Pietro Valpreda e agli
anarchici e alle sinistre la responsabilità di quanto
accaduto.
Ma la
memoria di ieri impone di parlare del presente in una
città che vede le destre di governo proteggere e
sostenere i gruppi neofascisti, erogando loro
finanziamenti pubblici per aprire nuove sedi in cui si
omaggiano criminali nazisti, al punto che Milano si sta
trasformando nella capitale per gli incontri e i raduni
dell'estrema destra a livello europeo. Milano che
militarizza i territori e vorrebbe chiudere i pochi
spazi di socialità ancora esistenti, che finisce sulle
prime pagine della stampa mondiale per la sua
intolleranza nei confronti dei rom, dei migranti e le
violenze nei confronti della comunità gay. Milano, la
città che ha visto sette anni fa tre fascisti
assassinare Dax e in cui solo due anni fa un ragazzo di
19 anni, “Abba”Abdoul Guibre, veniva per razzismo,
ucciso a sprangate per strada.
PER NON
DIMENTICARE NIENTE E NESSUNO
PER RIBADIRE
CHE LA STRAGE FASCISTA DI PIAZZA FONTANA
È UNA STRAGE
DI STATO
PER ESIGERE
LA CHIUSURA DELLE SEDI FASCISTE IN CITTÀ
BANCHETTI
RACCOLTA FIRME
a sostegno della legge di iniziativa popolare: SABATO
13 NOVEMBRE, piazza Mercato a Legnano e DOMENICA 14
NOVEMBRE, piazza Maggiolini a Parabiago dalle 9.30
alle 12.30