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Grazie a tutti di essere qui. Grazie agli ospiti e grazie alle compagne e ai compagni che hanno sacrificato il fine settimana per essere presenti a questo importante appuntamento. C’è una canzone di Guccini (chiedo perdono ai giovani, ma causa l’età i miei punti di riferimento sono ancora cantautori come Guccini...) che recita nel testo: «sarà forse un’assurda battaglia, ma ignorare non puoi che l’assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi». Questa frase me la tengo sempre scritta nell’agenda, perché credo contenga l’essenza di quello che ci fa andare avanti come circolo, giorno dopo giorno, nel nostro lavoro politico.

Sì, perché ci vuole davvero uno slancio di fierezza per lavorare in condizioni che forse non sono mai state così difficili, per la città e per tutti noi. Per motivi professionali ho dedicato molto tempo allo studio di Legnano dal secondo dopoguerra agli anni 80. Decenni in cui la nostra città ha attraversato momenti complicatissimi, con le crisi industriali, la chiusura delle grandi fabbriche, la rapidissima trasformazione del tessuto economico: eppure ricostruendo questi momenti si ha l’impressione che la città possedesse per così dire gli anticorpi per far fronte alle situazioni più difficili: il corpo sociale reagiva insieme, dava risposte insieme, tutti si sentivano coinvolti. Vent’anni di pensiero unico berlusconiano sembrano aver distrutto tutto questo: Legnano oggi appare certamente più fragile e chi ci vive e lavora certamente più solo. Appare più fragile nell’affrontare la nuova crisi che colpisce con durezza le nostre fabbriche: le lotte dei lavoratori non sembrano più supportate dalla partecipazione emotiva e fattiva della popolazione, e anche la politica appare per lo più balbettante e incerta, quando non del tutto afona e assente. Si parla molto di locali alla moda e di Palio in questa città: quasi nessuna parola viene spesa per i tanti, tantissimi giovani che non trovano lavoro, e spesso – cosa ancora più grave- hanno perso anche la speranza di trovarlo, e a un giovane se gli togli la speranza gli togli tutto. Sembra non esistere più la capacità di rispondere collettivamente ai problemi: ognuno è solo a combattere ogni giorno, così solo che automaticamente l’altro diventa il nemico, quello con cui combattere o addirittura quello su cui scaricare la responsabilità del proprio disagio: ed ecco allora l’indifferenza della città e il silenzio imbarazzato della politica di fronte a fatti come quelli delle svariate decine di sgomberi dei Rom effettuati nelle campagne di San Paolo in 4 anni: decine di migliaia di euro nostri gettati via per soddisfare le ambizioni da sceriffo di qualche amministratore, senza che alcun risultato pratico raggiunto, se non il ritorno dopo 24 ore alla situazione precedente. Ed ecco poi che si parla di necessità di far tornare i conti nel bilancio comunale, e si prendono misure a tutto danno degli abitanti più deboli, come quella sciagurata di vendere, o meglio di svendere la casa di riposo. Una città fragile, dove alle vetrine luccicanti del centro si contrappone il vuoto di servizi dei quartieri, lasciati per lo più a se stessi, se si escludono gli improvvisi e sospetti ritorni di interesse in prossimità delle scadenze elettorali. Una città fragile, dove il bisogno è vissuto in silenzio, senza clamore, e quasi tutti ignorano o fingono di ignorare che a chiedere soccorso in strutture come la Casa della carità ormai sono di più i legnanesi che gli stranieri. Una città fragile, dove sono in molti ormai ad ammettere che la qualità della vita va peggiorando ogni giorno, fra rumore, traffico, inquinamento, trasporti pubblici ridotti alla sussistenza e spesso persino al di sotto di questa soglia.

Una città fragile, dove nonostante questa difficile situazione sociale il nostro partito – come altrove- incontra difficoltà a trovare voce: non ce lo nascondiamo, il pensiero unico berlusconiano un effetto in questo senso l’ha prodotto di sicuro: il rifiuto verso chi assume posizioni nette, verso chi rifiuta il compromesso (uso questo termine non nel senso accettabile di mediazione, ma nel senso del scegliere di non scegliere: né con Marchionne, né contro Marchionne...), appare a volte quasi fisico, insieme all’oscuramento culturale e mediatico verso chi si fa portatore di visioni del mondo in contrasto con quella capitalista e neoliberista. Il socialismo del XX secolo è ormai cosa morta, ha detto recentemente un importante personaggio politico del centro sinistra, e i media si sono affrettati a riportare con grandi titoli e a ratificare questa clamorosa sentenza.

Ora, siccome da morti -o morituri- è piuttosto difficile operare, ci si aspetterebbe da parte nostra al massimo quell’attività cerebrale minima che è l’unico segnale da parte di chi dovrebbe essere in coma irreversibile. Non è invece così, e come segretaria uscente non posso fare a meno di ringraziare con tutto il cuore le compagne e i compagni che si impegnano ogni giorno con passione e testardaggine. Siamo vivi, continuiamo caparbiamente ad esserlo. Da vivi creiamo anche importanti momenti di incontro e di confronto per la città: abbiamo parlato di precariato con don Andrea Gallo, in una giornata esaltante per partecipazione e preziosa per gli insegnamenti ricevuti da questa straordinaria figura di sacerdote. Abbiamo ricordato il G8 con Vittorio Agnoletto, abbiamo trattato in più occasioni le tematiche del lavoro e del sindacato, ultima volta qualche settimana fa quando abbiamo cercato di capire insieme le vere ragioni della crisi. Siamo stati sulle piazze con l’iniziativa di Arancia metalmeccanica, a sostegno dei lavoratori delle fabbriche in crisi, iniziativa che speriamo di riprendere al più presto. I proventi della vendita delle arance sono andati ai lavoratori della Corena, con i quali abbiamo condiviso la lotta a difesa del posto di lavoro.

Tante compagne e tanti compagni hanno poi partecipato in prima persona alla battaglia referendaria, raccogliendo le firme, garantendo presenza ai banchetti, producendo materiale e diffondendolo, per cui non possiamo non ritenere l’eccezionale risultato ottenuto come frutto anche delle nostre fatiche.

Nell’ambito del circolo sono sorti gruppi tematici, che hanno contribuito in maniera determinante alla realizzazione delle iniziative, e che garantiscono una presenza regolare per più sere alla settimana nella nostra sede, anzi sempre più di frequente capita che il lavoro dei vari gruppi debba essere regolato per evitare che le varie attività si sovrappongano. In questa ottica è nato il coordinamento lavoratori Alto Milanese che affronta le tematiche del lavoro e della crisi, in diretto rapporto con chi vive le difficoltà ogni giorno in fabbrica. E’ poi stato costituito da poco anche un gruppo teatrale, che cerca di sperimentare nuovi linguaggi e nuovi percorsi di lotta politica. Dopo tanti anni è poi tornato a operare nel circolo un Collettivo dei Giovani Comunisti, un ritorno di cui parlo con particolare piacere perché indice di un recuperato interesse dei giovani per la politica che non può che riempirci di soddisfazione Proprio il lavoro del Collettivo giovani ha fatto da stimolo alla nascita della Rete Antifascista dell’Alto Milanese, che in pochi mesi ha già raccolto l’adesione di molte realtà giovanili del territorio.

L’impegno antifascista rappresenta oggi come sempre uno dei cardini della nostra attività, motivo per cui abbiamo garantito e garantiremo una massiccia presenza ad ogni iniziativa che serva a promuovere e diffondere i valori della Resistenza. Motivo per cui anche nel prossimo mese di novembre promuoveremo delle giornate antifasciste, nel corso delle quali ricorderemo quanto accaduto 70 anni fa, ma faremo anche il punto sul pericolo rappresentato da certi discorsi revisionisti così come dal proliferare di gruppi che anche sul nostro territorio si rifanno all’ideologia nazifascista. Il nostro impegno antifascista è rafforzato in modo determinante dalla consapevolezza che non raramente oggi a prevalere sono logiche di parte, in ottemperanza alle quali si tende a selezionare i contributi a quella che dovrebbe essere una lotta comune sulla base dell’appartenenza politica, escludendo o mettendo ai margini chi non viene riconosciuto abbastanza allineato alle proprie posizioni. Tendenze noi riteniamo di dover combattere proprio per rispetto degli insegnamenti scaturiti dalla lotta di liberazione. Sempre con riferimento alle attività svolte in sezione non possiamo infine dimenticare le compagne e i compagni che lavorano all’interno delle realtà di quartiere dando un contributo prezioso perché le necessità dei cittadini trovino ascolto presso le autorità amministrative e che affiancano l’attività del nostro consigliere comunale.

A proposito di questo non possiamo dedicare non almeno un cenno all’importante appuntamento elettorale amministrativo che ci aspetta l’anno prossimo. Come credo tutti sappiate il nostro consigliere comunale Giuseppe Marazzini ha deciso negli scorsi mesi di autocandidarsi e noi abbiamo scelto fin da subito di sostenerlo, non certo per puro dovere politico ma perché conosciamo bene il valore della persona e il generoso lavoro da lui svolto per la città in tanti anni e riteniamo che sarebbe un ottimo sindaco, sicuramente in grado di contrastare quegli elementi di fragilità e di solitudine di cui parlavo all’inizio. Il comitato elettorale che insieme a Sinistra Ecologia e Libertà e a rappresentanti della società civile abbiamo costituito (e che siamo certi nei prossimi mesi si arricchirà di altri importanti contributi) ha già iniziato a lavorare e nel mese di novembre organizzerà insieme al candidato importanti momenti di incontro con la città, oltre a quelli già realizzati nel corso della primavera e dell’estate nei quartieri.

Proprio anche in considerazione dell’imminente campagna elettorale sappiamo che il lavoro che ci attende è enorme, così come siamo consapevoli che le difficoltà non mancheranno. Per questo occorre un doppio sforzo e un doppio impegno, più grande ancora di quello profuso fino ad ora: più la nostra presenza è oscurata più dovremo garantirla fisicamente, stando insieme alle lotte per il posto di lavoro, a chi si batte per avere dignità e diritti, a chi chiede una scuola migliore, e a chi chiede semplicemente un futuro e una speranza. Noi abbiamo scelto da che parte stare, noi dobbiamo essere lì, con loro. Credo che questo debba essere il compito principale del circolo, ed in primo luogo di chi dopo questo congresso rivestirà ruoli di dirigenza: accettare tali ruoli deve voler dire assumere anche un preciso dovere di presenza regolare nelle attività e nelle iniziative.

Il buon vecchio Guccini l’ha espresso benissimo: le battaglie apparentemente assurde sono quelle che ci portano ad essere fieri di noi Ai giovani di questo circolo, ma anche a noi che bazzichiamo la politica da più tempo e magari con più fatica, a tutti i compagni e a tutte le compagne chiedo questo sforzo di fierezza. In fondo, come dice ancora Guccini, è sempre grazie a questi tipi di battaglie che altri giudicano impossibili che si raggiungono nuovi mondi. E un mondo nuovo e migliore non è forse quello che vogliamo? 

NICOLETTA BIGATTI

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Crisi economica : questa (s)conosciuta

Ma tu hai capito come mai c’è la crisi ?

Da come parlano giornali, telegiornali e governo, non si capisce assolutamente nulla sulle cause della crisi economica.

Noi pensiamo che ci vogliono mantenere ignoranti, perché se non capiamo le cause della crisi non capiremo nemmeno come uscirne e potranno continuare a prenderci in giro.   

In sintesi: noi pensiamo che la crisi sia il frutto di 30anni di politiche neoliberiste applicate in tutti i paesi occidentali e basate sulla precarietà, sulla riduzione dei salari e delle pensioni e sul taglio della spesa sociale.

      

ü Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, Borse, Governi…: a più di 3 anni dall’inizio della crisi economica, chi decide ?

ü I Governi  sono ancora in grado di governare o sono dei semplici esecutori ?

 

 Ne parliamo a LEGNANO 

presso il Circolo Fratellanza e Pace

via San Bernardino 12

           

Giovedì  29  Settembre 2011, alle ore 21.00   con:

 - Andrea Di Stefano 

Direttore della rivista “ Valori”, Economista    

 - Augusto Rocchi   

Resp. Naz. Dipartimento Economia P.R.C. 

     

Moderatore:  Giovanni Pini, Circolo P.R.C. di Legnano

 

Lavoratori, Giovani, Pensionati, Cittadini, siete invitati a partecipare!

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Compagni,

mi rivolgo in particolar modo a tutti quelli che si sentono costretti a rientrare nella categoria “Giovani”, a chi, per forza di cose, è costretto a fare i conti con il proprio futuro, ben sapendo che dovrà stare molti anni – troppi – in questa categoria, quella dei Giovani. Perché oggi diventare adulti è un fatto che non ci compete più.

Essere giovani nel 2011 non è più un fatto anagrafico. Essere giovani oggi significa appartenere a una categoria, significa rappresentare un peso per la società, troppo interessata dagli affari del presente e troppo poco interessata a pianificare il futuro.

La realtà è che oggi la paura di diventare adulti è stata scalzata dal timore di non poterlo diventare.

Quanto a lungo deve durare questo tirocinio sociale affinché si possa dire di essere realmente adulti? A tutti coloro i quali si fanno forti con le politiche sulla famiglia domando: quanti anni deve durare il tirocinio per poter avere la certezza di poterla ipotizzare questa fantomatica famiglia?

Perché oggi si entra incerti all’Università per specializzarsi in una professione e una volta specializzati che succede? Si spalancano le porte verso un variopinto bouquet di scelte del mondo del lavoro: contratti a chiamata – anche giornaliera – co.co.pro di tre mesi, part time verticale 3 giorni a settimana e poi la svolta! Uno stage non retribuito di sei mesi, però in prestigiosissima multinazionale, leader di mercato! Mamma e papà mi daranno una mano. Che delusione sapere, sei mesi dopo, che in virtù di una ristrutturazione aziendale non si prevedono assunzioni al momento e che uno stage non può essere riproposto, quindi…avanti il prossimo.

E si ricomincia da capo ma nel frattempo, le posizioni nei call center migliori se ne sono andate e non resta che lo scarto…già perché anche qui c’è lo scarto.

Si inizia la guerra dei bottoni. Ci si fa prendere per le palle da questo sistema che ti dice “non sei proprio nessuno, se non ti sta bene, dopo di te, ne viene sicuramente un altro”. A quel punto si accetta, non ci sono altre scelte possibili. E così si va avanti per uno, due anni. Si sa, la gavetta è dura ma prima o poi finisce. Sì, quando?

È difficile vedere oltre questa girandola d’instabilità e precarietà. Se si permette al sig. FIAT di padroneggiare con le palle dei propri operai dicendo “O così, oppure via tu, sotto il prossimo”, non si può scorgere niente oltre a questo.

E allora per quanto tempo deve durare questo instabile tirocinio.

Fortunatamente da qualche tempo si sente parlare molto di più dei “Giovani”. Spesso se ne parla a sproposito. Perché prima di tutto, per poterne parlare, occorre ascoltarli. Serve andare un po’ oltre le facili sentenze: gli studenti protestano con la Riforma perché sono strumentalizzati! I precari protestano perché strumentalizzati! Chi protesta non vuole cambiare! Chi protesta salva i Baroni! Ecc ecc.

Possibile che non si riesca a capire che quello che si domanda insistentemente, nelle manifestazioni, sui tetti, sulle gru, nei sit-in, è di coinvolgerci mentre volete ridisegnare il nostro futuro e ascoltare tutti quelli che non possono diventare adulti. Perché voi, che già lo siete, avete fatto lo stesso per ottenerlo. Avete alzato la voce e avete detto “ora tocca a noi!”.

Occorre capire che se non avvengono delle serie modifiche al sistema fin qui utilizzato per gestire la “questione giovanile” non si invertirà mai la rotta. I giovani resteranno sempre e solamente “questione” e non diventeranno mai “opportunità”.

Compagni, giovani compagni, quando si vogliono cambiare le cose ricordatevi che sono sempre le giovani classi che fanno i grandi cambiamenti. Quando i ragazzi mettono assieme le proprie forze per un progetto, non c’è niente e nessuno che possa fermare il moto. Così è sempre stato, inutile citare esempi su esempi, basta aprire un qualsiasi libro di storia.

Nel nostro Paese esiste un’insieme di regole fondamentali: la nostra Costituzione. Non tutti la conoscono (nelle scuole l’Educazione Civica è ormai poco più di un optional) ma tutti conoscono l’art. 1.: “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro […]”.

Inizia così, quasi una filastrocca. Ma non lo è. È una cosa seria ed è da qui che occorre partire con politiche concrete incentrate sul lavoro e in grado di garantire stabilità al presente e aprire le porte al futuro dei Giovani.

Quello che è stato fatto nei maledetti anni zero non ci ha coinvolti. Ci hanno costretto ad inventarci il nostro futuro senza che finanziassero un solo pensiero della nostra invenzione. Provate ora a riflettere su quelle che sono state le politiche adottate fino ad oggi e valutate voi se sono state in grado di metterci nelle condizioni di poter pensare a un futuro, a una famiglia e di salvaguardarci da un mercato del lavoro che va contro la possibilità di guardare più in là del domani.

La nostra protesta è stata sentita, ma non ascoltata. E allora meglio ripeterlo in maniera chiara e forte! SCIOPERO GENERALE!

Stefano Calzolari

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DDL 1167: COLLEGATO AL LAVORO

La sera del 19 ottobre, dopo appena due giorni di discussione, la Camera ha approvato senza ulteriori modifiche il famigerato “collegato lavoro”, conosciuto anche come ddl 1167, o come ddl 1441 (a seconda del ramo del Parlamento). Il disegno di legge conclude quindi definitivamente la sua lunga gestazione con la firma, stavolta obbligatoria, del Presidente della Repubblica, ed entrerà in vigore a stretto giro.

Curiosamente, nessun quotidiano in questi giorni dedica spazio alla questione, che pure è destinata ad avere molti più effetti per molti più italiani rispetto al Lodo Alfano che imperversa su TV e giornali. Quali effetti? Vediamoli.

Certificazione dei contratti e clausole arbitrali

È rafforzata la pratica, già prevista dalla “Legge Biagi” ma fino a oggi pressoché inutilizzata, della certificazione dei contratti. In pratica le parti possono chiedere che una commissione appositamente istituita accerti, anche preventivamente, che il contenuto del contratto di lavoro corrisponda alla reale natura del rapporto, con l’accordo del datore di lavoro e del lavoratore. Quanto il lavoratore sia davvero spontaneamente d’accordo e non invece costretto dalla necessità di ottenere o mantenere il lavoro, non c’è bisogno di spiegarlo. L’organizzazione di queste commissioni non a caso è affidata alla potente lobbydei consulenti del lavoro, che avrà “le funzioni di coordinamento e vigilanza per gli aspetti organizzativi”: le volpi che controllano l’organizzazione dei pollai.

Ma non solo: possono essere certificate allo stesso modo anche le clausole arbitrali che le parti (anche qui leggi: il datore di lavoro) potranno chiedere di inserire nel contratto alla fine del periodo di prova o, in mancanza di prova, dopo 30 giorni dall’inizio del rapporto. Le clausole arbitraliconsistono nell’impegno vincolante delle parti (qui leggi: del lavoratore) a rinunziare preventivamente a rivolgersi al Tribunale per eventuali controversie legate al rapporto di lavoro. Per salvaguardare i propri diritti, una volta violati, i lavoratori dovranno così recarsi da arbitri privati e non da giudici, con diverse conseguenze tutte a loro svantaggio: costi più alti e da anticipare almeno in parte, minori garanzie processuali, soprattutto la possibilità per gli arbitri di decidere sulla controversia “secondo equità”, e quindi anche in deroga alla legge e ai contratti collettivi.

Se non altro, la legge prevede che la clausola compromissoria non possa riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. È sventata quindi, per questa volta, ogni minaccia per l’art. 18 dello Statuto: segno che le proteste della scorsa primavera sono servite a qualcosa.

Di sicuro però vive su un altro pianeta (il pianeta Confindustria forse) il segretario della CISL Bonanni il quale ha dichiarato che le clausole compromissorie vanno bene, dal momento che anche i lavoratori possono scegliere se accettarle o no. Come se fosse una “scelta” quella fatta con la pistola alla testa!

Più precari per legge

La nuova legge introduce per i casi di licenziamento un nuovo onere per il licenziato: non basta più impugnare il licenziamento entro 60 giorni, ma occorre anche che nei nove mesi successivi venga depositato in Tribunale il ricorso. Fin qui, tutto sommato, nulla di tragico.

La tragedia colpisce invece tutti i tipi di precari: a termine, “interinali” (tecnicamente: in somministrazione), a progetto, etc.. Se vogliono impugnare il loro contrattoper ottenere l’assunzione in pianta stabile, infatti, devono decidersi a farlo entro i 60 giorni successivi alla cessazione del rapporto.

È fin troppo facile immaginarsi i dubbi amletici di chi vive sotto il ricatto perenne del rinnovo: “Se impugno il contratto non me lo rinnovano più, ma se poi non lo rinnovano lo stesso e intanto non posso più impugnarlo?”

Attenzione! La norma entra in vigore subito per tutti, si applica ai contratti in corso e perfino a quelli già scaduti (in questo caso i 60 giorni partono dall’entrata in vigore della legge).

Non solo: le stesse decadenze, con analoghe conseguenze precarizzanti, si applicano anche per il caso di trasferimento(da impugnarsi entro 60 giorni dalla comunicazione del trasferimento stesso), di cessione d’azienda(60 giorni dal trasferimento), di appalti simulati(l’enorme galassia delle cooperative).

La ciliegina sulla torta è la norma che prevede, anche nel caso fortunato che un lavoratore riesca a ottenere la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, un tetto al risarcimentomassimo che il datore di lavoro può essere condannato a pagare. A prescindere da quanto tempo il lavoratore sia rimasto disoccupato per colpa del comportamento illegittimo del padrone, il risarcimento massimo sarà di dodici mesi di stipendio. La glassa sopra la ciliegina è che quest’ultima norma si applica pure alle cause in corso.

E adesso?

Fa specie che l’approvazione del disegno di legge sia rimasta praticamente sotto silenzio, mentre l’attenzione pubblica è distratta da specchietti per le allodole come il Lodo Alfano (vero, il Lodo Alfano è una porcheria, ma le priorità sono decisamente altre).

La prima necessità è che chi viene colpito dalla controriforma – tutti i lavoratori, e in particolar modo quelli precari – conosca la situazione: è indispensabile creare e diffondere informazione, con qualsiasi mezzo, da un lato per poter far valere i propri diritti in via individuale, dall’altro per poter organizzare una lotta efficace.

Una lotta efficace, all’altezza della violenza con cui il padronato cerca di sottrarci i diritti, non potrà passare per la Corte Costituzionale, come già sembra chiedere il Partito Democratico. La Corte Costituzionale (che interverrà comunque sicuramente a prescindere da ogni mobilitazione) potrà limare alcuni aspetti particolarmente stridenti, ma di sicuro non potrà modificare l’impianto sostanziale della legge: è bene sin d’ora non riporre alcuna speranza nei giudici né in alcun altro deus ex machina.

Soltanto la mobilitazione dei lavoratori, stabili e precari, può cambiare i rapporti di forza tra le classi, specialmente se saprà collegarsi alle lotte degli studenti (i precari di oggi e di domani) e soprattutto inserirsi nel percorso avviato dalla FIOM e dai tanti lavoratori in piazza lo scorso 16 ottobre.

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EUROPA - ITALIA: Facciamo pagare la crisi a chi l’ha causata Fermiamo la manovra del Governo

Lunedì 28 giugno 2010 ore 20,30 c/o Sala della Provincia Via Corridoni 16 - Milano

Presenta :

Antonello Patta, Portavoce FDS Milano

Intervengono :

Fabio Amato, Responsabile esteri PRC

Sabine Wills, Capogruppo Die Linke Parlamento Eu

Willy Meyer, Capogruppo Izquierda Unida Parlamento Eu

Danilo Ferrati, RSU Mangiarotti

Patrizia Frisoli, RSU Comune di Milano

Citto Maselli, Regista

Amerigo Sallusti, CPF Milano PdCI

Angelo Pagaria, RSU Eutelia

Francesco Bonfini, Docente

Paolo Limonta, Comitati in Difesa della Scuola Pubblica

Conclude

Cesare Salvi, Portavoce nazionale FDS

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Giovedì 29 maggio, ore 21

 Circolo Fratellanza e Pace

Via San Bernardino 12 - Legnano

 

Proiezione del film:
LA INNSE DI LAMBRATE. Appunti di una storia di lotta”
di SILVIA TAGLIABUE (2009)

seguirà dibattito pubblico con

Antonello MULAS (FIOM Mirafiori e candidato al Parlamento Europeo)

Claudio BELLOTTI (Direzione Nazionale PRC)

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LETTERALMENTE FEMMINISTA

VENERDI’ 12 MARZO ORE 21

  SALA CONSILIARE COMUNE DI CANEGRATE

con

MONICA LANFRANCO

ANITA SONEGO

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..::ARCHIVIO::..

Fascisti a Milano: presentazione del libro di Saverio Ferrari

Per la legalità: incontro con Marazzini, Cavalli e Valeriano

laStoriaeilFuturo: Incontro con Marazzini e Basilio Rizzo

(R)esistenze: incontri, musica, spettacoli, riflessioni per continuare a resistere

Relazione di Nicoletta bigatti al Congresso

CRISI ECONOMICA: questa (s)conosciuta

L'ECLISSE DELLA DEMOCRAZIA

PEDALATA PER IL REFERENDUM

SENZA PERDERE LA TENEREZZA. Le donne nella Resistenza Italiana

RACCOLTA MUSCI FOR PEACE - APERITIVO COLLETTIVO

SAPER LEGGERE IL LIBRO DEL MONDO

PER IL DIRITTO AL LAVORO PER I DIRITTI DEL LAVORO

IO SONO MILANO...INCONTRO CON PISAPIA E DILIBERTO

DDL 1167 "COLLEGATO AL LAVORO" L'ENNESIMA LEGGE CONTRO I LAVORATORI

Europa - Italia: Facciamo pagare la crisi...

Letteralmente Femminista

Non si arriva a fine mese (rapporto Caritas 2008)

Stati Generali della sinistra

 

 

 

CIRCOLO PRC "D. Lazzari" - FEDERAZIONE DELLA SINISTRA LEGNANESE  via San Bernardino, 12 Legnano (MI) Tel/fax 0331599530 - fedsinistralegnanese@gmail.com - rifondalegnano@libero.it