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Rete Antifa NordOvest Milano

Ciao Vittorio

anche se ci crediamo assolti...

No alla guerra in Libia

Music for Peace: raccolta aiuti umanitari

25 Aprile oggi più che mai

 


 


 

VITTORIO LOTTA ANCORA

 

Vittorio Arrigoni è morto a Gaza City il 15 aprile, impiccato da chi l’aveva rapito poche ore prima, almeno questo riportano le fonti ufficiali.

Vik da tre anni viveva, scriveva e lottava per la pace a Gaza. Era e resterà una voce libera, le sue parole, i suoi gesti i sui scritti denunciavano con forza quanto accade a Gaza e come la popolazione palestinese muoia tutti i giorni sotto la continua e violenta repressione israeliana.

Vittorio era una voce scomoda, una presenza scomoda per chi preferisce il silenzio e l’oscuramento di quanto accade in quelle terre. Le sue testimonianze sull’operazione “piombo fuso”, i suoi racconti delle centinaia di vittime e dell’indifferenza generale dei paesi occidentali che oscurano tutto ciò che può rappresentare una minaccia per la forzata verità a cui sono piegati, pesavano e pesano ancora come macigni sulle coscienze di tutti. Solo una settimana fa, mobilitandoci per raccogliere aiuti destinati a Gaza, guardavamo il documentario dove lui e i suoi compagni facevano scudo a ragazzini palestinesi che raccoglievano in un campo quel poco che potevano raccogliere e con forza gridavano “STOP SHOOTING NOW” verso chi “giocava” con loro al tiro al bersaglio e quelle immagini rafforzavano la nostra idea e il nostro impegno.

Vittorio è l’ennesima vittima civile della guerra e della logica imperialista che muove la guerra stessa. Vittorio lottava per denunciare le condizioni di vita dei Territori Occupati e per affermarmare il diritto alla vita di quelle popolazioni, un diritto ad una vita libera e dignitosa.

Noi non possiamo far ritornare Vittorio, restituirlo alla sua famiglia, ai suoi amici, ma possiamo anzi dobbiamo continuare la sua lotta, continuare a lottare affinché la pratica dei diritti umani sia diffusa ovunque, affinché tutte le guerre cessino di esistere. Lo dobbiamo a Vittorio e a tutti quelli che, come lui, offrono ciò che di più grande si possa offrire a questa causa: loro stessi.

Noi continueremo nel nostro impegno per non lasciare che tutto questo passi inosservato e lo faremo con ancor più forza quando le luci della cronaca si spegneranno. Lo faremo con le sue stesse parole:

RESTIAMO UMANI

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ANCHE SE CI CREDIAMO ASSOLTI SIAMO LO STESSO COINVOLTI

(E RESPONSABILI)

Il mediterraneo e le sue sponde meridionali sono da tempo cimitero di disperati. Non sempre queste notizie vengono divulgate dai media nazionali troppo impegnati ed allineati al volere dell’attuale classe politica dirigente. Ma qualche accenno all’ultima tragedia c’è stato. Qualche notizia e qualche commento i nostri media si sono sentiti in obbligo di dare. Nessuno ha mai sottolineato, però, le cause e le responsabilità di questa tragedia che è solo la più recente e non sarà l’ultima. Questo perché il macigno che rappresenta è troppo grande da affrontare per la schizzinosa e schizofrenica “opinione pubblica italiana”.

Ma non si può restare indifferenti e parlare di tragica fatalità, questi ultimi morti così come i precedenti e purtroppo i futuri hanno cause precise e precisi responsabili.

Tutti noi siamo responsabili di quelle vittime, sia di quelle morte in mare come di quelle uccise dalle bombe intelligenti o dal “fuoco amico” che da quello “nemico”. Nessuno può permettersi di non sentirsi responsabile.

Con la nostra indifferenza abbiamo permesso che la democrazia occidentale diventasse sempre più imperialismo xenofobo e razzista. Noi italiani più di altri incarniamo questi aspetti. I nostri governanti prima stringono patti bilaterali e alleanze, riempiendo dittatori di armi e denari solo per evitare l’immigrazione, spaventati dalla contaminazione culturale mascherata dietro l’inutile e ipocrita politica dei “padroni a casa nostra”, poi creiamo e alimentiamo guerre che pomposamente chiamiamo “umanitarie” ma che celano (e nemmeno troppo bene) la logica imperialista e capitalista che la nostra annoiata società finge di non vedere.

Anziché indignarci e mobilitarci per evitare che tutto questo possa continuare restiamo seduti nei nostri salotti accoglienti, inviando qualche sms solidale per liberarci la coscienza e ridacchiando o, peggio, sostenendo politiche come quelle dell’attuale Governo di matrice leghista. Vogliamo esportare il nostro modello democratico, lo facciamo a suon di bombe e rifiutiamo aiuto a chi, disperato, affronta il mare cercando di raggiungere una diversa condizione di vita, una speranza, una prospettiva di futuro. Prima li rinchiudiamo in lager in pieno deserto, poi, quando questo giochino si rompe, li ammassiamo in altri lager (chiamati CIE) oppure li lasciamo affogare in mare perché non è concesso “tenerli lontani con i fucili, per ora”.

Noi, collettivo di giovani, studenti e lavoratori crediamo nella pratica dei diritti umani, crediamo nei valori della solidarietà, nell’accoglienza. Noi ci sentiamo uniti a tutti coloro che credono in un futuro diverso. Noi crediamo nell’impegno e nella mobilitazione al fianco di tutti i migranti, quale sia la loro scelta di destinazione finale.

Forse l’indifferenza ci permette di non vedere e non sentire ma non cancella le nostre responsabilità.

 

…anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti…

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NO alla guerra
in Libia!

 

I paesi arabi nel corso dell’ultimo periodo hanno avuto il coraggio di lottare e di fare rivoluzioni. Dopo la Tunisia e l’Egitto anche il popolo libico ha voluto combattere contro una lunghissima dittatura.

Il ricco mondo dell’Occidente è rimasto a guardare sino a quando ha deciso di intervenire, sotto la protezione della risoluzione dell’Onu e con l’ennesima scusa della guerra umanitaria.

La Francia, gli U.S.A. e in piccola parte l’Italia si sono mossi all’ormai vecchio grido della guerra “umanitaria”, una contraddizione bella e buona perché la guerra sappiamo che non può mai essere umanitaria.

I civili innocenti muoiono lo stesso sotto le bombe dette intelligenti, che intelligenti sappiamo non essere.

Si dice che si è intervenuti per aiutare i libici a liberarsi di Gheddafi ed Obama è riuscito a convincere anche i nostri politici del PD a seguirlo.

Sappiamo benissimo che la guerra in Libia viene fatta per controllare un territorio con una concentrazione di petrolio molto alta e in una zona geopolitica ad alto rischio di rivoluzioni.

La Francia vuole controllare, L’America pure e così il governo italiano che, fino a poco tempo fa, attirando le risa di tutto il mondo, andava a baciare l’anello al colonnello.

 

Questa, come tutte le guerre imperialiste, non è una guerra giusta ed è necessario ricostruire un movimento contro la guerra che guardi in faccia ai bisogni, alla necessità politica di organizzarsi per battere un sistema, quello capitalista che non porta altro che alla guerra.   

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25 aprile, oggi più che mai

Continui attacchi alla Costituzione, il revisionismo al sangue versato dalla Resistenza, Ministri della Repubblica che sostengono l’abolizione della Festa della Liberazione, OBBLIGANO quest’anno più che mai ad una risposta forte a queste minacce.

È sui valori della Resistenza, sull’antifascismo che si fonda la nostra Carta Costituzionale.

Il populismo dei nostri giorni, l’individualismo, il razzismo sono le sfaccettature di una devianza fascista che, oggi come ieri, vuole minarne i capisaldi. Difenderli è un impegno a cui non è possibile sottrarsi.

 

Chiediamo a tutti coloro che fanno dell’antifascismo una bandiera, di tenere alta questa bandiera e di aderire alla MANIFESTAZIONE DI UNITA’ ANTIFASCISTA indetta per le celebrazioni del 25 aprile.

Ripercorreremo gli stessi passi, lo stesso percorso compiuto dalle donne e dagli uomini che 66 anni fa, nell’aprile 1945, scesero per le strade di Legnano rispondendo alla chiamata antifascista.

 

Vogliamo percorrere lo stesso cammino perché identici sono i valori che ci guidano, valori che sono di tutti gli antifascisti di ieri, di oggi e di domani:

SOLIDARIETA’, GIUSTIZIA, UGUAGLIANZA.

 

ASSEMBLEA PUBBLICA

Venerdì 18 Marzo (ore 21,00)

presso Circolo Fratellanza e Pace (sala Donadoni), via San Bernardino 12 Legnano.

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